Turchia e Qatar, l’asse della jihad dietro la consegna

Turchia e Qatar, l’asse della jihad dietro la consegna

 

 

 

 

 

di SOUAD SBAI

Rapita, convertita, velata e rimandata in Italia per il tramite dei servizi segreti turchi e con il riscatto pagato in Qatar. Alla gioia per la liberazione di Silvia Romano e il suo ritorno a casa, ha fatto seguito un gran rumore provocato dai contorni ‒ a dir poco inquietanti ‒ assunti dall’intera vicenda, compresa l’inopportuna spettacolarizzazione dell’arrivo della giovane all’aeroporto di Ciampino. Un poco ingessati dalla mascherina ma prodighi di sguardi ammiccanti rivolti alle telecamere, il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro degli esteri, Luigi Di Maio, si sono letteralmente lanciati sulla ragazza una volta scesa dal velivolo, avidi di visibilità mediatica (sintomo da Coronavirus?) al fianco di quello che mostravano al pubblico come un loro trofeo. Ma l’effetto della messinscena può aver ingannato solo i followers più cecamente accaniti, perché la cerimonia voluta da Conte e Di Maio non ha fatto altro che piegare l’Italia a svolgere la funzione di piattaforma per la propaganda dell’islamismo radicale, dando oltretutto agli estremisti l’incentivo per nuovi rapimenti in aree di crisi.Il prezzo da pagare non è stato semplicemente quello del riscatto, come già accaduto in passato anche ad altri paesi occidentali. L’Italia è stata infatti costretta a subire la strumentalizzazione di cui è stata vittima la stessa Silvia Romano, trasformata in Aisha quale simbolo del proselitismo fondamentalista praticato dai numerosi militanti e frequentatori della vasta rete di moschee, centri culturali e scuole religiose diffuse ormai a macchia d’olio all’interno del territorio italiano (ed europeo), che fanno capo, direttamente o indirettamente, all’organizzazione transnazionale islamista dei Fratelli Musulmani: quella che dal 1928, anno della sua fondazione in Egitto, continua a coltivare l’ambizione della restaurazione del Califfato mondiale attraverso il jihad nella forma del terrorismo di Al Qaeda o dell’ISIS (e pertanto di Al Shabab in Somalia, come di Boko Haram in Nigeria); del rovesciamento dell’ordine mediorientale al fine d’instaurare regimi fondamentalisti antioccidentali (Primavera Araba); della penetrazione del tessuto sociale, culturale, politico e, naturalmente, religioso dei paesi europei. Per leggere l’articolo integrale clicca qui

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