DALLA GUERRA NEL CAUCASO ALLA TENSIONE CON LA FRANCIA: ECCO I NUOVI FRONTI DELLA TURCHIA DI ERDOĞAN

DALLA GUERRA NEL CAUCASO ALLA TENSIONE CON LA FRANCIA: ECCO I NUOVI FRONTI DELLA TURCHIA DI ERDOĞAN

 

 

 

 

 

 

di SOUAD SBAI

Bombe a grappolo caricate su missili, droni e aerei da combattimento, centinaia di estremisti “mercenari” siriani, minacce e disinformazione: dopo Siria e Libia, la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan porta guerra anche nel Caucaso, schierandosi come belligerante a tutti gli effetti al fianco dell’Azerbaijan nella ripresa del conflitto armato con l’Armenia per la regione del Nagorno-Karabakh. La scusa sono i legami di “fratellanza” etnica e linguistica con la popolazione azera, un pilastro ideologico dell’ultranazionalismo turco, che Erdoğan continua a fomentare dando vita a una miscela letteralmente esplosiva con l’estremismo islamista dei Fratelli Musulmani, di cui il sultano-presidente-dittatore si ritiene, a ragione, leader maximo a livello mondiale.

Non si tratta di schierarsi a favore dell’Armenia, ma non si può non tenere conto del fatto che l’Azerbaijan, Paese dal record di democrazia interna tutt’altro che brillante, stia facendo da trampolino di lancio per l’ennesima disavventura della politica estera guerrafondaia di Erdoğan, seppure sulla base di interessi particolari relativi al Nagorno-Karabakh che possono essere considerati legittimi (come, d’altro canto, sono legittimi quelli del popolo armeno, di cui peraltro la Turchia si ostina a non riconoscere il genocidio perpetrato dagli “ottomani”). La questione è complessa, coinvolgendo in un intreccio diplomatico geopolitico RussiaIranEuropa e Stati Uniti.

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