SPY MEDIA/ La strategia islamista del Qatar dietro l’accordo con l’Ansa

Souad Sbai

SPY MEDIA/ La strategia islamista del Qatar dietro l’accordo con l’Ansa

Sfruttando il Mondiale di calcio 2022, il Qatar avvia nuove partecipazioni in Italia. Un’operazione che risponde ad una precisa strategia di islamizzazione

“Pecunia non olet”, è proprio il caso di dirlo. I Mondiali di calcio del 2022, che si svolgeranno in Qatar, sono la rappresentazione plastica di come il denaro (tanto, in questo caso) può aiutare a “superare” molti problemi. Il Paese del Golfo, noto per il suo sostegno al terrorismo e per i rapporti discutibili con l’Iran, non solo ospiterà i Mondiali di calcio, ma stringe accordi anche con i media di altri paesi.

L’agenzia Ansa, la prima agenzia di informazione in Italia fondata da Edgardo Longoni, ha stretto un accordo con l’ambasciata del Qatar a Roma per “raccontare” “business, turismo, cultura, società, Mondiali di calcio del 2022” e altri aspetti del Paese.

Certamente non dubitiamo della professionalità dei singoli giornalisti che vi lavorano e che si impegneranno a seguire con obiettività ogni singolo aspetto del Qatar. Tuttavia, l’accordo lascia perplessi e non può che aprire a una riflessione più ampia e profonda.

Devo riconoscere che, sfruttando il Mondiale di calcio, questa è una sottile operazione di soft power con la quale il Qatar entra dalla porta principale nel settore dell’informazione italiana, potendo così manipolarla e di pari passo ampliare la sua influenza sull’informazione, la politica e la società. È un punto a favore dell’emirato e una operazione che si tratta di mettere bene a fuoco.

Dopo il finanziamento alla costruzione di moschee in Italia, attraverso fondazioni con sede a Doha, la partecipazione in strutture ospedaliere attraverso fondi di investimento, la sponsorizzazione di squadre di calcio e così via, gli accordi con i media sono l’ulteriore tassello di un lento ma costante avanzamento nel nostro Paese. Il Qatar, con questa operazione, punta a conquistare una fetta dell’informazione, dell’editoria italiana, per dare innanzitutto l’immagine di un Paese moderno e moderato con cui dialogare e con cui commerciare. In realtà si tratta di un’operazione necessaria ad aggiungere l’ennesimo tassello al progetto politico di islamizzazione dell’Italia e dell’Europa.

Sicuramente la sinistra vedrà di buon occhio questa iniziativa, che contribuirà ad avvicinarla ancora di più a posizioni filo-islamiste, già peraltro abbastanza note.

L’accordo con Ansa offre un’opportunità sul piano dell’informazione, con comunicazioni mirate, propaganda politica, acquisizioni di case editrici e testate giornalistiche, tv e canali internet, così da poter influenzare determinate scelte politiche da parte del regime qatariota. L’informazione favorevole che verrà divulgata, ad esempio per acquisizioni di tipo finanziario-commerciale e per varie attività sociali, servirà per acquisire consenso al fine di far accettare, agli italiani in primis, la sempre maggiore presenza dell’islamismo radicale a tutti i livelli, fino al punto di non ritorno.

Un esempio di ciò che rappresenta il Qatar e di quali siano le strategie che adotta per insinuarsi in Occidente, è ben spiegato nel libro Qatar Papers, dove viene alla luce il sistema di finanziamento usato da Doha attraverso uno dei pilastri dell’islam: la carità. Ma questa non è altro che uno strumento che le fondazioni come la Qatar Charity Foundation usano per entrare in Europa. E in chiave geopolitica, l’Italia diventa una sorta di modulo da poter applicare, almeno in via generale, ad altre nazioni europee/occidentali.

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