Jihad e Finanza, ecco chi alimenta la rete del terrore

Jihad e Finanza, ecco chi alimenta la rete del terrore

I Fratelli Musulmani praticano una forma di manipolazione ideologica per conquistare le coscienze del mondo arabo e per diffondere la loro ideologia estremista in Europa attraverso gli immigrati della stessa fede. L’obiettivo è la conquista del potere, l’unico e supremo traguardo di tutte le culture autoritarie, basate o meno sulla religione.
Quanti hanno studiato la Fratellanza Musulmana, una setta nata all’inizio del ‘900 dalle idee politiche e religiose del fondatore Hasan Al Banna, di questo sono già a conoscenza. Ma certamente gli occhi di tante altre persone sono stati aperti dal ritrovamento nel 2002, poco dopo la tragedia terroristica delle Twin Towers, di un documento di 14 pagine denominato “Il Progetto” nell’abitazione del banchiere svizzero di origine egiziana, Yusuf Nada, indagato per essere uno dei principali finanziatori di Al Qaeda.
La scoperta ha avuto un’eco tale che l’autore francese Sylvain Besson ha voluto dedicargli un libro, mettendo in guardia circa La conquête de l’Occident (Parigi, Seuil), la conquista dell’Occidente da parte dei Fratelli Musulmani. Il libro, tuttavia, non ha ricevuto né un’ampia diffusione né successo editoriale.)
Come la Fratellanza Musulmana sta infiltrando da decenni la finanza europea ? E come l’emirato del Qatar sta dando sostegno economico a gruppi terroristici quali Al Qaeda e Isis ? Ecco il piano di lungo termine per “tenere vivo” il jihad in Europa e in tutto il mondo.
C’è una strategia finanziaria in essere per sostenere il fondamentalismo di matrice jihadista. Nel progetto dei Fratelli Musulmani, ritrovato nel settembre del 2001 nella villa svizzera di un affiliato, Youssef Nada, è tutto piuttosto chiaro. Qualora non lo si fosse capito prima.
Le inquietanti ambizioni politiche, con le iniezioni sostanziose della strategia finanziaria mondiale della Fratellanza puntano a conquistare l’Occidente nel suo tessuto sociale, politico, culturale, religioso, ma anche economico e finanziario: un assoggettamento in piena regola. Questo piano, che si può dire cospirativo, legato all’occupazione e alla conquista dell’Occidente, punta a raccogliere ingenti risorse economiche per reclutare, indottrinare e radicalizzare sempre più giovani. Quasi un’intera generazione è stata infatti prescelta, fomentata all’odio contro l’Occidente e radicalizzata dagli estremisti che hanno esercitato una profonda ed efficace azione di condizionamento mentale e sociale, attraverso quella che si chiama ‘dawa’, ovvero il proselitismo ideologico.
Il progetto punta a fornire degli “sforzi individuali” per ripulire i musulmani dalle transazioni usuraie, e soprattutto a creare degli istituti bancari. Il Lussemburgo è così diventato uno dei principali centri finanziari islamici in Europa, da dove vengono controllate altre società bancarie, come The Islamic Investment House di Londra e la Banca islamica internazionale danese, con sede a Copenhagen. Ciò permette di infiltrare dei membri del Gamaat, a cui il progetto si rivolge, nelle varie attività bancarie, al fine di ricevere donazioni per raccogliere fondi utili al reclutamento di nuove leve: lo scopo è “tenere sveglio” il jihad in tutto il mondo.
Uno dei personaggi chiave è Abd Al-Rahman ben Umayr Al-Nuaymi, classificato Specially Designated Terrorist dagli Stati Uniti perché avrebbe aiutato e pubblicizzato alcune organizzazioni terroristiche fornendo loro un supporto finanziario, materiale e tecnologico. Negli ultimi 10 anni, Nuyami avrebbe trasferito milioni di dollari ad affiliati di Al-Qaeda in Iraq, Siria, Somalia e Yemen, ma non solo: avrebbe anche finanziato il gruppo qaedista somalo al-Shabab e Asbat al-Ansar, gruppo terroristico libanese legato ad al-Qaeda. Il Qatar è stato il Paese di passaggio e di transito per pericolosi terroristi, come Bin Laden che lasciò il Sudan per andare in Afghanistan nel 1996, passando per Doha. Khalid Cheik Mohammed, la mente degli attentati dell’11 settembre, era amico di un membro della famiglia regnante. Le dichiarazioni del capo di Al-Qaeda in Siria sono regolarmente diffuse dalla rete televisiva Al Jazeera, con sede in Qatar. I Paesi europei si stanno impegnando ad effettuare maggiori controlli sui transiti e sui movimenti finanziari sospetti, ma l’allerta resta altissima, non solo in Europa ma anche in sud America.
Chiudo riportando le parole del prof. Jean-Pierre Filiu, ricercatore presso la facoltà di Scienze Politiche di Parigi: ”Daesh potrebbe ricostituirsi, in un prossimo futuro, continuando ad incitare nel mondo dei gruppi di simpatizzanti e di militanti elettrizzati dalla violenza estrema di questa lotta”. La strategia è chiara a tutti, a quanto possiamo capire, ma le contromosse sono deboli, specialmente quando si tratta di bloccare o interrompere flussi di denaro che passano per l’Europa: per capire dove nasce il terrore, occorre non solo seguire il filo del jihadismo militante, la rete e i passi di chi radicalizza con le parole. Ma anche, e direi soprattutto, il flusso dei soldi: che contribuiscono a rendere ancora più opaca la pellicola che riveste le debolezze occidentali. E, soprattutto, le reticenze e le complicità. Che sono enormemente più gravi.

gazzettinoitalianopatagonico.com

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