Author Archive Redazione Averroè

LE CARCERI NUOVI CORRIDOI PER LA RADICALIZZAZIONE JIHADISTA

 

 

 

 

 

 

di Souad Sbai

Le vie della radicalizzazione sono diverse. E tra i percorsi in cui si insinua, le prigioni sono tra i più fertili. Veri e propri centri di selezione e reclutamento, nelle carceri i radicalizzatori si sostituiscono a parenti, amici o conoscenti, militanti che frequentano alcune moschee o centri culturali, ma anche a internet e social media. Le criticità di un ambiente simile rendono quella carceraria una circostanza particolarmente favorevole alla trasmissione dell’ideologia e della forma mentis jihadiste, mettendo a dura prova l’efficacia delle procedure di sicurezza proprie degli istituti penitenziari. Le fasi del processo di radicalizzazione sono molteplici e ben precise, e trovano la strada spianata nelle carceri, quelle italiane, che presentano non poche criticità.

Per contrastare il terrorismo di matrice islamista è indispensabile comprenderne l’origine e lo sviluppo. Alla trasformazione psicologica ed emotiva, attraverso la quale un individuo fa proprie idee e finalità politico-religiose sempre più radicali, con la convinzione che il raggiungimento di tali finalità giustifichi metodi estremi, segue un cambiamento comportamentale. Un’evoluzione che può avvenire anche in sole 3 o 4 settimane. I soggetti che intraprendono questo processo non vengono scelti casualmente, ma sono selezionati accuratamente tra coloro che dimostrano di avere quei fattori personali e contestuali che li rendono suscettibili alla radicalizzazione. Persone più vulnerabili perché hanno vissuto un’una esperienza vicino al salafismo, la fratellanza. Uomini e donne che vivono ai margini della società, insomma già nel loro Paese di provenienza. Chi è cresciuto con queste difficoltà vede nella religione un pretesto per canalizzare una rivolta intima contro il sistema e la società, percepiti in maniera ostile, e trova nel fondamentalismo islamico un mezzo per realizzare l’azione di rivalsa attraverso cui avverare il proprio desiderio di contrapposizione allo status quo.

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Terrorismo islamista: l’Europa si sveglia, l’Italia dorme

 

 

 

 

 

 

di Souad Sbai

Gli attacchi di Parigi, Nizza e Vienna sembrano aver scosso l’Europa dal torpore del “politicamente corretto”. Ma non tutti i Paesi europei si sono svegliati. L’Italia dorme ancora e infatti è stata esclusa dal vertice europeo in cui si è discusso di terrorismo e immigrazione. Il governo Conte è prigioniero del suo dogma dell'”accoglienza” e non riesce a vedere il pericolo.

Gli attacchi di Parigi, Nizza e Vienna sembrano aver scosso l’Europa dal torpore del “politicamente corretto” in materia di terrorismo jihadista. Sicurezza delle frontiere e revisione dell’accordo di Schengen, legami tra terrorismo e immigrazione irregolare: sono questi i punti principali della nuova agenda europea emersi nel corso del vertice in videoconferenza che si è svolto tra il presidente francese, Emmanuelle Macron, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, e il premier olandese, Mark Rutte, con la partecipazione di esponenti dell’Unione Europea.

Un passo in avanti? Solo apparentemente. Si tratta invece di significativi passi indietro, che ci riportano al biennio 2018-2019, quando contro i leader e i partiti politici che proponevano la linea della “ragione” sul rispetto e il controllo dei confini a protezione dell’Europa, è stata riservata un’ostilità senza precedenti, tra i cui esiti c’è stata l’infausta imposizione in Italia della “gestione PD” della sicurezza in rapporto alla questione migratoria. Macron all’epoca era diventato, non meno della Merkel, l’eroe dei fautori della politica dei “porti aperti” e ha avuto Nizza come risultato. Escludere l’Italia dalla videoconferenza anti-terrorismo, richiesta proprio dall’Eliseo, segnala dunque una presa di distanza che ha tutto il sapore dell’ipocrisia, poiché quanto seminato è stato infine ottenuto.

D’altro canto, per l’Italia si tratta di un’ulteriore dimostrazione del suo status, ormai pienamente acquisito, di soggetto passivo delle relazioni internazionali, dal momento che si troverà a doversi conformare a decisioni prese ancora una volta in consessi e luoghi dai quali viene deliberatamente tenuta ai margini. Ciò ben venga, se favorirà una decisa inversione di tendenza rispetto alle politiche attuali su temi cruciali quali sicurezza, immigrazione e integrazione, sebbene il governo rosso-giallo non manifesti alcuna intenzione di cambiare rotta. Le risposte fornite dal ministro dell’interno, Luciana Lamorgese, nel corso della conferenza stampa con il suo omologo francese, Gérald Darmanin, sono un inno all’inconsistenza: “È necessario prevedere”, “Un piano che dovrebbe prevedere”, “Ci stiamo lavorando”, “Cercheremo di renderle operative quanto prima”. Nessuna assunzione di responsabilità, naturalmente, nel caso di Brahim Aoussaoui, passato in 10 giorni da Lampedusa a Nizza via Bari, e per il fallimento degli accordi di “cooperazione” con la Tunisia; mentre i nord-africani fuggiti dal centro per i rimpatri di Ponte Galeria a Roma, giunti in Italia mesi fa sugli ormai famosi barconi e già segnalati inequivocabilmente come soggetti radicalizzati, ci raccontano di un paese che continua a importare insicurezza senza battere ciglio.

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RISOLUZIONE ONU SUL SAHARA: APPELLO DELLA SOCIETA’ CIVILE ITALIANA AL GOVERNO

 

 

 

 

 

 

Più di 70 organizzazioni  della società civile italiana e rappresentanti di enti locali, da tutte le regioni, hanno accolto e aderito all’iniziativa promossa dalla Fondazione “Calabria Roma Europa” che raggruppa più di 180 comuni, per chiedere al  Governo italiano, ai parlamentari, agli eletti locali e ai rappresentanti della società civile di sostenere il processo politico e gli sforzi del Segretario Generale dell’ONU al fine di raggiungere una soluzione politica, negoziata, duratura, realistica e pragmatica,  basata sul compromesso alla controversia regionale sul Sahara marocchino.

Chiedono al Governo italiano una posizione decisa contro il  gruppo separatista armato del polisario in merito alle sue provocazioni nella zona frontiera di Guergarat-tra Marocco e Mauritania- che minacciano la pace e la sicurezza nelle  immediate vicinanze dell’Italia, in una regione già scossa dal terrorismo, traffico di droga, tratta di esseri umani e dalla radicalizzazione jihadista nella zona vicina del Sahel.

L’ iniziativa vuole interpretare il sentimento di tutte quelle organizzazioni in Italia che hanno a cuore i diritti dell’uomo e chiede al governo e alla forze politiche di interessarsi da vicino a questa situazione drammatica negli accampamenti di Tindouf in Algeria e il massiccio dirottamento da parte di queste milizie armate degli aiuti umanitari forniti anche dal nostro Paese, come denunciato dallo stesso Parlamento Europeo.

Le predette associazioni accolgono con favore l’adozione, il 30 ottobre scorso, della risoluzione 2548 sul Sahara marocchino da parte del Consiglio di sicurezza dell’ONU nella quale si da  preminenza  all’iniziativa di autonomia presentata dal Marocco nel 2007, ritenuta dalla comunità internazionale come “seria, credibile e realistica” e come base per raggiungere una soluzione politica alla controversia regionale sul Sahara marocchino.


L’iniziativa

Le ONG e le associazioni italiane e italo-marocchine che operano nel settore dello sviluppo e della promozione dei diritti umani, accolgono con favore l’adozione, il 30 ottobre 2020, della risoluzione 2548 sul Sahara marocchino da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Queste ONG e associazioni rilevano il costante sostegno fornito dal Consiglio di Sicurezza al processo politico sotto l’egida del Segretario Generale dell’ONU e del suo Inviato Personale, per raggiungere una soluzione politica, negoziata, duratura, realistica, pragmatica e basata sul compromesso a questa controversia regionale.

Queste ONG e associazioni registrano la preminenza assegnata all’iniziativa di autonomia presentata dal Marocco nel 2007, come base per raggiungere una soluzione politica, negoziata, realistica, durevole e pragmatica, basata su uno spirito di compromesso rispetto alla controversia artificiale riguardante la sovranità marocchina del Sahara.

Inoltre, le ONG e associazioni cofirmatarie chiamano l’Algeria, nuovamente inclusa nella risoluzione 2548 come parte integrante della controversia regionale, ad assumere pienamente le proprie responsabilità e a impegnarsi in buona fede nel processo politico per porre fine alla sofferenza delle popolazioni poste sotto sequestro dalle milizie armate del Polisario a Tindouf, in Algeria.

Al riguardo, le ONG e le associazioni cofirmatarie, esprimono la loro determinazione a portare avanti la loro denuncia della situazione umanitaria e dei diritti umani a cui sono sottoposte le popolazioni negli accampamenti del Polisario, e ritengono l’Algeria, Paese ospitante degli accampamenti, responsabile ai sensi del diritto internazionale, esortandola, come fa il Consiglio di Sicurezza dal 2007, a consentire il censimento di tali popolazioni e a metterle sotto protezione dell’UNHCR.

Le ONG e le associazioni cofirmatarie domandano al Governo italiano, ai parlamentari, agli rappresentanti delle autorità locali e della società civile, che non hanno mai cessato di apportare il loro sostegno al processo di pace e agli sforzi del Segretario Generale dell’ONU per una soluzione politica alla controversia regionale sul Sahara marocchino, di interessarsi da vicino alla situazione drammatica dei diritti umani che vige negli accampamenti di Tindouf e di informarsi accuratamente sulla sorte degli aiuti umanitari forniti dal nostro Paese e impiegati dai membri del Polisario a loro personale vantaggio, come è stato denunciato dal Parlamento Europeo e da numerose organizzazioni internazionali.

Peraltro, le ONG e le associazioni italiane e italo-marocchine cofirmatarie, seguono con grande apprensione la situazione nel posto di frontiera di El Guergarat, dove le milizie del Polisario conducono azioni provocatorie che rappresentano una seria minaccia alla pace e alla stabilità nella regione già scossa dagli atti di terrorismo, dal traffico di droga, dalla tratta di esseri umani e dalla radicalizzazione nella zona vicina del Sahel.

Le ONG e le associazioni italiane e italo-marocchine ribadiscono la condanna di tali azioni provocatorie da parte del Consiglio di Sicurezza e del Segretario Generale dell’ONU e chiedono al Governo italiano di assumere una posizione decisa in merito alle molteplici implicazioni della situazione sulla pace e la sicurezza nelle nostre immediate vicinanze e nel Mediterraneo. fondazionecre.it


I Firmatari Promotori

⁃ Fondazione Calabria-Roma-Europa

– Fondazione Luigi Einaudi per studi di politica economia storia

– Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella

-Assemblea Regionale Siciliana

On. Avv. Mario Caputo

-Comune di Rivarolo Canavese

Sindaco Alberto Rostagno

⁃ Fondazione Istituto Teseo Alta Formazione e Ricerca

– Istituto Mediterraneo per l’Asia e l’Africa (ISMAA)

⁃Comune di Fondachelli Fantina (ME)

Sindaco Marco Pettinato

– Fondazione Nobili Accademia Leonina

-Comune di Mileto

Sindaco Avv. Salvatore Giordano

⁃ Osservatorio per la Famiglia le Politiche Sociali e la Sicurezza

-Comune di di Vibo Valentia

Sindaco Avv.Maria Limardo

⁃ Associazione Prodomed Progetto Donne del Mediterraneo

⁃ Irepi, Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale

⁃ Centro Alti Studi Averroè

⁃ Associazione Acmid-Donna Onlus

– Cactus associazione per la civile convivenza

⁃ Associazione WFWP- Federazione delle Donne per la Pace nel Mondo – Italia

⁃ Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI)

-Federazione africana in Toscana (FAT)

⁃ Associazione Armando Curcio

⁃ Spazio Marocchino Italiano per la Solidarietà (SMIS)

⁃ Associazione Aster Academy International

⁃ T. E.P

⁃ Studio Nazionale Diagnostico Pantheon

⁃ Confederazione dei Marocchini in Italia

⁃ Associazione Donne e Donne

– Associazione Amici del Valdarno

– Association Al Amal di Parma

⁃ Confederazione dei Marocchini in Italia per i minori

-Associazione culturale Atlas (Lombardia)

– Associazione Italia Marocco

-Centro Internazionale per la pace fra i popoli

– Amici di Adisu a Perugia

⁃ Associazione Life odv

– Associazione CSEN

⁃ Confederazione dei Marocchini in Italia per le Donne

– Associazione culturale il Faro (Lombardia)

– Associazione internazionale Assais (Puglia)

– Associazione culturale Al Houda- Sassuolo (Emilia Romagna)

– Organizzazione Italo-Marocchina per i diritti umani

– Associazione CLM di Varese e provincia (Lombardia)

– Associazione Hilal di Baricella (Emilia Romagna)

– Associazione degli immigrati nel Canavese (Piemonte)

– Associazione Grand Maghreb (Emilia Romagna)

– Associazione il mondo dei colore nella città tricolore (Emilia Romagna)

– Associazione per la solidarietà e l’integrazione (Campagna)

– Forum italo marocchino per le relazioni bilaterali (Piemonte)

– Unione marocchina all’estero in Italia

– Associazione sud Cutro-Crotone-Marocco (Campagna)

– Associazione Fratellanza e Sviluppo (Sicilia)

– Associazione culturale Prisma (Lazio)

– Associazione Donna Attiva

– Associazione socio culturale dei beni culturali della Sicilia

– Associazione Mutuo soccorso combattenti reduci a Monreale (Sicilia)

– Associazione Medica Pan-Med Onlus

– Associazione Stelle

– Associazione la Pacifica Monteclarense (Lombardia)

– Gi.&Me. Association (Lazio)

-Associazione Pace (Lombardia)

-Centro Studi MED (Sicilia)

-Associazione Ponte sul Mediterraneo (Sicilia)

-Associazione convergenze

-Associazione  FIDIA “Filo di Arianna”

-Associazione La Casa delle donne di Guardia Piemontese

-Associazione “Patto di solidarietà onlus”

-Associazione marocchina diritti infanzia e famiglia

-Associazione la città del sole

-Comune di Guardia Piemontese

Antonella D’angelis,  Capogruppo gruppo consiliare Libertà Uguaglianza legalità

⁃ Comune di San Luca Calabria

Giuseppe Silvaggio, VicePresidente del Consiglio comunale

-Comune di Monasterace (R.C.)

Assessore Nicola Gara

– Comune di Monreale (Sicilia)

Consiglieri Girolamo Vittorino e Silvio Terzo

-Comune di Rosarno (R.C)

Consigliere Avv.Giacomo Saccomanno

-Comune di Scalea

Consigliere Avv.Raffaele D’Anna,

⁃ Domenico Letizia, membro del Consiglio Direttivo di Nessuno tocchi Caino

– Avv. Romina Vincenza Lupo, componente Ass. Nessuno Tocchi Caino

L’attentato di Vienna segna la fine dell’islam moderato

 

 

 

 

 

 

di Souad Sbai

L’attentato terroristico di Vienna ha riproposto i vecchi errori da cui gli europei non intendono imparare, come dimostra la storia del 20enne attentatore. E si deve prendere atto che il radicalismo islamista è molto cresciuto, così che il fronte dei moderati musulmani è stato fortemente indebolito.

Vienna: nuovo attacco terroristico, gli stessi vecchi errori da cui gli europei non intendono imparare. Il 20enne Kujtim Fejzulai, l’attentatore di origini albanesi arrestato la notte del 2 novembre, era infatti ben noto alle autorità austriache. Un copione già visto tante, troppo volte in Francia e Gran Bretagna, con il solito macabro finale di morti e feriti.

Arrestato nell’aprile 2019 per aver tentato di unirsi all’ISIS in Siria, insieme ad altri 90 aspiranti attentatori suicidi residenti in Austria, il giovane nato a Vienna ma con radici familiari nella Macedonia del Nord, era riuscito a ingannare gli “esperti” di de-radicalizzazione, convincendoli di aver rinunciato all’estremismo. La scarsa sagacia di tali presunti “esperti”, fa il paio con quella dei giudici che ne hanno decretato il rilascio con la condizionale e, ahimè, di coloro che avrebbero dovuto vigilare sulla sua condotta.

Fejzulai, come ammesso dalle stesse autorità austriache, una volta tornato in libertà ha cercato di acquistare munizioni in Slovacchia e di ciò la polizia di Vienna era stata perfino avvisata da quella di Bratislava nel corso della scorsa estate. Il tentativo non era andato a buon fine, ma Fejzulai era determinato nella sua volontà di colpire, molto probabilmente per emulare i terroristi jihadisti, divenuti i suoi “miti” di gioventù.

Sfruttando gli ampi spazi di manovra che gli sono stati colpevolmente concessi, è infine riuscito a procurarsi una mitragliatrice, una pistola e un machete (molto di moda presso i tagliagole dell’ISIS): tutto l’armamentario necessario per un attacco in grande stile contro l’odiata Vienna e i suoi “infedeli” cittadini, sferrato non prima di effettuare un video di rivendicazione, dove appare con barba lunga e di nero vestito, in pose che oggi si potrebbero definire “cool”. A proposito, dove ha imparato un arabo così fluente?

Per il giovane missione compiuta, dunque. O forse non del tutto, visto che è stato catturato vivo dalla polizia austriaca. Se il “paradiso” dovrà ancora attendere, certamente l’uccisione di 4 persone e il ferimento di 22 gli sono valse la palma di “eroe” del terrorismo jihadista mondiale. Cosa ne pensa invece la gran parte dei musulmani?

Sebbene le ambizioni terroristiche di Fejzulai si siano dimostrate antecedenti, l’attentato di Vienna si iscrive nella scia delle decapitazioni, degli accoltellamenti e delle sparatorie che hanno travolto la Francia (Parigi, Nizza, Lione) a causa della disputa relativa alle vignette di Charlie Hebdo, di cui l’islamismo politico ha approfittato per farne una guerra di religione.

Con un’accesa campagna di odio, boicottaggi, bandiere bruciate, minacce e propositi di vendetta, la Turchia di Erdogan e i Fratelli Musulmani, con la spinta da dietro le quinte del Qatar attraverso la solita Al Jazeera, sono riusciti nel proposito a lungo covato di estremizzare la percezione della massa dei musulmani nei vari angoli del mondo.
La “umma“ è stata così artificiosamente riunita come strumento di guerra contro l’occidente, anche all’interno dell’occidente stesso. Dalle moschee di alcune capitali europee (né Parigi, né Vienna, né Roma), giungono considerazioni confidenziali di imam ritenuti “moderati” e fautori del dialogo interreligioso, i quali sono in realtà ben lungi dal condannare il terrorismo.

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