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Chiusura della moschea di Beauvais per “apologia del jihad”. Parla Souad Sbai

Il ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin ha deciso la chiusura temporanea della Grande Moschea di Beauvais, capoluogo della regione del dipartimento dell’Oise, in Alta Francia, perché l’imam avrebbe pronunciato sermoni che incitano all’odio contro cristiani, ebrei, omosessuali ed avrebbero invocato “apologia del jihad”.

Darmanin ha dichiarato che quanto è accaduto nella moschea di Beauvais, è “inaccettabile” e inviato una notifica il 10 dicembre scorso a chi gestisce il luogo di culto islamico. “Non tremo contro coloro che attaccano profondamente il nostro modello repubblicano e la Francia“, ha dichiarato il ministro.

Come scrive Arab News, la Prefettura dell’Oise ha confermato di prendere in considerazione la decisione di chiudere la moschea per sei mesi. L’imam, invece, per il momento è stato sospeso. L’associazione dal rassicurante nome di “Espoir e Fraternité” (“Speranza e Fraternità”), che gestisce l’edificio, ha dieci giorni di tempo per presentare appello.

La Francia ormai da tempo è impegnata nella lotta al separatismo islamico. Il ministero dell’Interno ha reso noto che delle 2.623 moschee e sale di preghiera sorte nel Paese, 99 erano “sospettate di separatismo” e “tutte sono state controllate negli ultimi mesi”. Ventuno sono attualmente chiuse.

Sulla questione, che riguarda anche le moschee in Italia, abbiamo interpellato l’On. Souad Sbai, ex deputata, esponente della Consulta per l’Islam Italiano e dal luglio scorso responsabile del Dipartimento Integrazione e Rapporti con le Comunità Straniere Presenti in Italia.

On, Sbai, cosa pensa della decisione del ministro dell’Interno francese di chiudere la moschea di Beauvais? 

“La chiusura della moschea in Francia sarebbe dovuta avvenire tanti anni fa, come abbiamo sempre detto per tante, tante moschee ‘fai – da – te’ in Italia. Luoghi che alimentano solo odio e terrorismo nei giovani. L’estremismo e la radicalizzazione purtroppo nascono da queste moschee che sono finanziate da anni da Paesi stranieri come Qatar e Turchia. L’unica cosa da fare è chiuderle. Non generalizzo: ci sono moschee come quella di Parigi, dove c’è un imam marocchino che è un ‘moderato’. Sono moschee dove non nascono estremisti e terroristi: bisogna seguire il loro esempio”.

Anche il nostro Paese è a rischio, quindi?

“Sì, anche da noi, dall’Italia, sono partiti terroristi che hanno compiuto attentati all’estero. Sarà veramente un problema enorme, se l’Italia non apre gli occhi e non comincia a chiudere invece alcune moschee che non sono controllate dallo Stato come dovrebbero essere, non verifica i loro finanziamenti e chi pronuncia i sermoni il venerdì. Devono essere imam che escono da una scuola teologica: non da una scuola ‘fai – da – te’ dei Fratelli Musulmani! L’Italia è una polveriera per tutte queste moschee!”.

Ci potrebbero essere in futuro problemi con terroristi che si vedono chiusa la moschea?

“Non bisogna stare ai ricatti di questi personaggi. Bisogna ricordarsi sempre che non hanno rispetto per la sacralità della vita e per i diritti umani. Hanno un progetto e vogliono portarlo avanti, che si chiuda o non si chiuda la moschea. Perciò a questo punto meglio chiuderla e il danno sicuramente sarà minore. Anche in Italia”.

E l’Europa sta facendo qualcosa?

“L’Europa sta aprendo un po’ gli occhi, però, non ha finanziato progetti antiradicalizzazione e pro deradicalizzazione. Anzi, ha pubblicizzato l’hijab, il velo cosiddetto ‘islamico’, e non ha affrontato questioni che riguardano la vera radicalizzazione e il terrorismo di matrice islamica. Io dico all’Italia: ‘Svegliamoci, perché le moschee ‘fai – da – te’ oggi rappresentano un terrorismo dormiente, che prima o poi ci scoppierà’.

Per non farlo scoppiare, ripeto, bisogna controllare le moschee a rischio, in modo che le seconde generazioni non finiscano nelle loro mani. Anzi, non solo le seconde generazioni, ma anche quella italiana: i vari convertiti, che purtroppo hanno solo questo riferimento.

Lo Stato italiano, il Governo italiano, invece, deve fare da sè. I riferimenti veri devono essere le scuole che abbiamo detto e moschee concordate anche con i Paesi che le finanziano come il Marocco e la Tunisia, che durante il Ramadan mandano degli imam molto ‘moderati’, che portano alla pacificazione. Invece quelli che nascono nel nostro Paese, in mano a gente che non conosce e devia (sottolineo devia!) totalmente il pensiero religioso ‘moderato’, importano sempre quello più radicale ed estremista come quello dei già citati Fratelli Musulmani. Questi hanno provato a demolire i tutti Paesi arabi con le cosiddette ‘Primavere arabe’, ma per fortuna sono state un fallimento totale. Basta vedere l’esempio della Tunisia e dell’Egitto.”

Ci sono pensatori dell’islam in Italia, in Europa contro questa radicalizzazione?

“Per fortuna sì, ce ne sono. E sono anche tanti, ma non hanno voce. Ci sono moschee che sono portatrici veramente di religione e di cultura religiosa in cui si riconoscono i veri musulmani ‘moderati’; ma questi pensatori vengono purtroppo trascurati. I loro messaggi, i loro articoli, non vengono evidenziati dai giornali italiani e nemmeno da quelli europei.

In Francia abbiamo tanti pensatori che veramente conducono battaglie contro l’islam radicale. Sono tantissimi e vengono dal Marocco, dalla Tunisia, dall’Egitto e ci dicono: ‘Svegliatevi, fate qualcosa, perché non è accettabile avere delle ‘moschee fai-da-te’. Il Marocco non ammetterebbe mai una moschea o un imam senza controllo. Tutti gli imam passano per le scuole teologiche. Come mai in Italia non succede? Come mai si aspettano, com’è successo in Francia, attentati per poi decidere una chiusura?

Bisogna chiudere un certo tipo di moschee prima che nascano o appena nate. Non solo vanno controllati soprattutto i garage, i negozi che finanziano questi personaggi, ma vanno anche chiusi, perché in realtà sono anni che si fanno dei controlli. Ci vogliono delle moschee regolari per la preghiera, magari tenute d’occhio dal ministero dell’Interno. Con tanto di permessi, certificati e diploma per chi predica”.

La chiusura della moschea in Francia non sarà magari un mezzo di propaganda elettorale del ministero dell’Interno, vista la difficoltà con Zemmour (candidato all’Eliseo nel 2022 con il partito di estrema destra che ha fondato, Reconquete, “Riconquista”, ndr)?

“Io mi auguro di no. Mi auguro che dopo l’uccisione del professor Paty, ci sia in ogni caso una tensione maggiore. Non bisogna aspettare le campagne elettorali per reagire ed agire contro un male che è contro tutti, non solo contro la Francia. Certo, lo è più contro la Francia, perché ha sempre chiuso un occhio verso un multiculturalismo non regolare. Però bisogna reagire ovunque, come sta facendo d’altronde qualche Paese arabo. Se lo fanno loro che li conoscono, perché non farlo anche in Europa e in particolare in Italia?”. N’est pas? No?

Tratto da Almanews24

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UE, condannato il tentativo delle milizie Houthi di attaccare Riyad

 

 

 

 

L’Unione Europea ha condannato il tentativo delle milizie Houthi di attaccare Riyad. L’Unione Europea ha affermato che i tentativi di attaccare Riyadh sono inaccettabili e devono essere fermati, considerando che prendere di mira Riyadh minaccia i civili in Arabia Saudita.

Germania, Francia e Gran Bretagna hanno condannato “fermamente”, “i tentativi di lanciare attacchi aerei”, di sabato su Riyad in una dichiarazione congiunta dei Ministeri degli Esteri dei tre paesi. “La proliferazione e l’uso di missili e droni stanno minando la sicurezza e la stabilità della regione, a cui siamo stati fortemente impegnati”, La dichiarazione aggiungeva: “Ribadiamo il nostro impegno per la sicurezza e l’incolumità delle terre saudite”, si legge nel comunicato.

Francia, Germania e Gran Bretagna stanno partecipando all’accordo Internazionale sul nucleare iraniano concluso nel 2015, che mira ad impedire all’Iran di acquisire armi nucleari. Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno espresso la loro forte condanna e denuncia dei tentativi delle milizie Houthi, sostenute dall’Iran, di colpire aree civili a Riyad, in Arabia Saudita, con un missile intercettato, sabato, dalle difese aeree saudite
La dichiarazione ha sottolineato che la sicurezza degli Emirati Arabi Uniti e la sicurezza dell’Arabia Saudita sono indivisibili e che qualsiasi minaccia o pericolo per il Regno è considerato dallo Stato come una minaccia al suo sistema di sicurezza e stabilità

Anche l’Egitto esprime il suo continuo sostegno all’Arabia Saudita nelle misure che adotta per difendere le sue terre e mantenere la sua sicurezza, stabilità e sicurezza dei suoi cittadini. L’Egitto ha anche espresso il suo sostegno al Regno saudita nei suoi sforzi per affrontare tutte le forme di terrorismo e i suoi sostenitori.

Redazione

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Terrorismo islamista: l’Europa si sveglia, l’Italia dorme

 

 

 

 

 

 

di Souad Sbai

Gli attacchi di Parigi, Nizza e Vienna sembrano aver scosso l’Europa dal torpore del “politicamente corretto”. Ma non tutti i Paesi europei si sono svegliati. L’Italia dorme ancora e infatti è stata esclusa dal vertice europeo in cui si è discusso di terrorismo e immigrazione. Il governo Conte è prigioniero del suo dogma dell'”accoglienza” e non riesce a vedere il pericolo.

Gli attacchi di Parigi, Nizza e Vienna sembrano aver scosso l’Europa dal torpore del “politicamente corretto” in materia di terrorismo jihadista. Sicurezza delle frontiere e revisione dell’accordo di Schengen, legami tra terrorismo e immigrazione irregolare: sono questi i punti principali della nuova agenda europea emersi nel corso del vertice in videoconferenza che si è svolto tra il presidente francese, Emmanuelle Macron, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, e il premier olandese, Mark Rutte, con la partecipazione di esponenti dell’Unione Europea.

Un passo in avanti? Solo apparentemente. Si tratta invece di significativi passi indietro, che ci riportano al biennio 2018-2019, quando contro i leader e i partiti politici che proponevano la linea della “ragione” sul rispetto e il controllo dei confini a protezione dell’Europa, è stata riservata un’ostilità senza precedenti, tra i cui esiti c’è stata l’infausta imposizione in Italia della “gestione PD” della sicurezza in rapporto alla questione migratoria. Macron all’epoca era diventato, non meno della Merkel, l’eroe dei fautori della politica dei “porti aperti” e ha avuto Nizza come risultato. Escludere l’Italia dalla videoconferenza anti-terrorismo, richiesta proprio dall’Eliseo, segnala dunque una presa di distanza che ha tutto il sapore dell’ipocrisia, poiché quanto seminato è stato infine ottenuto.

D’altro canto, per l’Italia si tratta di un’ulteriore dimostrazione del suo status, ormai pienamente acquisito, di soggetto passivo delle relazioni internazionali, dal momento che si troverà a doversi conformare a decisioni prese ancora una volta in consessi e luoghi dai quali viene deliberatamente tenuta ai margini. Ciò ben venga, se favorirà una decisa inversione di tendenza rispetto alle politiche attuali su temi cruciali quali sicurezza, immigrazione e integrazione, sebbene il governo rosso-giallo non manifesti alcuna intenzione di cambiare rotta. Le risposte fornite dal ministro dell’interno, Luciana Lamorgese, nel corso della conferenza stampa con il suo omologo francese, Gérald Darmanin, sono un inno all’inconsistenza: “È necessario prevedere”, “Un piano che dovrebbe prevedere”, “Ci stiamo lavorando”, “Cercheremo di renderle operative quanto prima”. Nessuna assunzione di responsabilità, naturalmente, nel caso di Brahim Aoussaoui, passato in 10 giorni da Lampedusa a Nizza via Bari, e per il fallimento degli accordi di “cooperazione” con la Tunisia; mentre i nord-africani fuggiti dal centro per i rimpatri di Ponte Galeria a Roma, giunti in Italia mesi fa sugli ormai famosi barconi e già segnalati inequivocabilmente come soggetti radicalizzati, ci raccontano di un paese che continua a importare insicurezza senza battere ciglio.

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